Questo progetto nasce da un incontro fortunato avvenuto a Parigi nel gennaio 2006, con musicisti di grande sensibilità e spontaneità. Da molto tempo avevo il desiderio di realizzare un disco come si faceva negli anni cinquanta e sessanta: incontrare dei musicisti in studio di registrazione, dire il minimo indispensabile sulla struttura dei brani, una breve prova e poi… “via con l'esecuzione” . Per l'occasione mi ero ripromesso di fare solamente una take per brano e così è stato!! Dopo qualche giorno cominciai ad ascoltare il materiale registrato: mi colpì subito per la sua fluidità che andava sempre più crescendo ascolto dopo ascolto e così iniziai a pensare che quell'incontro sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice Session . Mi piace pensare che nella musica tutto ciò può accadere e specialmente nella musica jazz dove il contributo creativo di tutti i musicisti del gruppo e la “magia del momento” sono fondamentali. Giovanni e Flavio Bonandrini della Soul Note messi al corrente del mio desiderio di realizzare un disco, con una modalità diversa dal solito, lo hanno approvato con entusiasmo. Una volta terminato tutto il lavoro sentii il desiderio di condividere questa mia realizzazione con un musicista che stimo molto: Enrico Rava. Enrico, dopo l'ascolto mi ha inviato la sua reazione immediata che mi ha reso, per la sua spontaneità e purezza, molto felice e profondamente commosso.
giovanni Falzone
Caro Giovanni, ho appena finito di ascoltare il tuo disco e mi risulta facilissimo dirti cosa ne penso, anche perchè tutto si riassume in un unico aggettivo : STRAORDINARIO.
Da molto tempo non mi capitava di ascoltare qualcosa di così convincente. Sia come compositore che come trombettista riesci a rappresentare un mondo che racchiude echi del passato, da Mingus a Ellington ,ed embrioni del futuro, ma che alla fine è solo il tuo mondo. Bellezza pura, gusto del rischio, avanguardia e tenerezza.... tutto si fonde con molta naturalezza in qualcosa che è il suono della tua anima. E' un disco che avrà un posto d'onore fra i miei preferiti, insieme ai grandi di questa musica.
Un abbraccio
Enrico Rava
SUITE FOR BIRD
GIOVANNI FALZONE Septet
Giovanni Falzone - Tromba,
Tino Tracanna - sax
Beppe Caruso - Trombone
Carlo Nicita - flauti
Francesco Prinetti - vibraphone
Tito Mangialajo - Contrabbasso
Ferdinando Faraò - Batteria
- suite for bird - 1 -
- suite for bird - 2 -
- suite for bird - 3 -
- suite for bird - 4 -
- suite for bird - 5 -
- suite for bird - 6 -
- suite for bird - 7 -
SOUL NOTE 121428-2
"SUITE FOR BIRD" per il 50° anniversario dalla morte di Charlie Parker.
Chi è Charlie Parker? Cos'è il Bebop? Che scopo aveva? Perché cercava spazio, a fatica, in quegli anni? Queste sono state le prime domande che mi sono posto quando ho pensato di scrivere una suite dedicata a Charlie Parker, nome che si colloca, immediatamente, tra i massimi esponenti della musica jazz e degli sviluppi che ad essa seguirono.
Non mi risultò difficile dare una risposta a tutte quelle domande e ad apprendere che il Bebop nasceva con l'intenzione di creare un nucleo di musicisti assetati di novità e curiosità, capaci di esplorare nuovi territori e soprattutto di fare in modo che la propria musica non venisse considerata esclusivamente materiale da intrattenimento, bensì la voce di coloro che avevano molto da dire a proposito della condizione artistica, sociale e politica.
Parker era molto attento a ciò che stava succedendo nella musica classico-contemporanea del 900 tanto è vero che lui stesso più volte dichiarerà di esserne affascinato ed incuriosito. In particolare farà i nomi di Igor Stravinsky e Edgar Varèse, musicisti per i quali nutro io stesso un grande interesse. Mi affascina l'idea di utilizzare come punto di partenza la curiosità, il desiderio di raccontare la "mia versione" nell'affrontare un gigante della musica afro-americana come Parker, prefissandomi come obiettivo un tipo di "omaggio" che, partendo dalla tradizione, sviluppi i principi della stessa secondo la mia personale visione, con lo sguardo di chi vive in un presente non meno problematico dal punto di vista sociale, politico e culturale.
Mostrando l'altra faccia della medaglia, tra le finalità di questo mio progetto su Charlie Parker vi è sicuramente quella di incentivare la curiosità nei confronti della musica, in un periodo in cui personalmente avverto uno scarso interesse verso i progetti di ricerca sia da parte di molti musicisti sia da parte di organizzatori di festivals.
Non è irrilevante che quasi tutti i musicisti a cui spesso si dedicano "omaggi", lo stesso Parker ne è testimone, si siano scontrati con la loro contemporaneità. Con l'intenzione di un gesto "diverso", vorrei esprimere tutta la mia gratitudine ad un genio della musica senza il quale, sicuramente, oggi saremmo tutti più poveri.
Brevi Elementi Tecnici
"Suite For Bird" si articola in sette movimenti e nasce da sette cellule tematiche tratte da sette composizioni Parkeriane. Per cellula tematica intendo una breve porzione melodica della prima misura di ogni brano dalla quale si svilupperà poi tutto l'intero movimento. Le composizioni dalle quali sono state ricavate le cellule sono: Now's The Time; Anthropology; Scrapple From The Apple; Billie's Bounce; Confirmation; Donna Lee; Au Privave.
L'intera suite è volutamente divisa in due parti: la prima parte comprende Suite For Bird -Uno-, -Due- e -Tre-; la seconda parte i movimenti -Quattro-, -Cinque-, -Sei- e Sette. Il motivo di questa divisione è per me fondamentale: nella prima parte ho voluto sottolineare, prevalentemente, le tre componenti principali del jazz che sono lo swing, la componente afro-americana e la componente armonico-europea; nella seconda parte della suite il materiale compositivo ed improvvisativo viene trattato in modo strettamente personale, mescolando tutte le varie componenti, con conseguente stravolgimento di tutti questi elementi.
Qui entra in gioco la mia personale visione del jazz e della musica creativa in generale: armonie meno caratteristiche, irregolarità nella scansione ritmica, sviluppo improvvisativo tematico, sviluppo improvvisativo intervallare, sviluppo improvvisativo armonico, sviluppo improvvisativo su segni convenzionali.
Dedico a Charlie Parker il movimento - Sette - sottotitolato: La tragica fine di un genio.
Giovanni Falzone
EARTHQUACKE SUITE
GIOVANNI FALZONE
Chamber group
Giovanni Falzone - Tromba,
Carlo Nicita - flauti
Paolo Botti - Viola
Libero Mureddu - Pianoforte
Tito Mangialajo - Contrabbasso
- the silence of night
- shaker and mover
- the bogeyman at the door
- no roof over your head
- dèjà vu or dream
- earthquake
SOUL NOTE 121418-2
EARTHQUACKE SUITE - Chamber group
EARTHQUAKE SUITE Terzo Classificato
Categoria Miglio Disco (premio Arrigo Polillo)
La "pittura" che si fa jazz
La pennellata di Giovanni Falzone ricorda l'arte - non si sa se "parallela" o, piuttosto, da ricondurre sotto il comune tetto della poesia - dei grandi pittori. Adusa ai rigori della pratica accademica, la tecnica di questo giovane trombettista sfiora la perfezione, mai però cadendo nell'autocompiacimento; si fa invece agile strumento di sensibilità per raggiungerci, toccarci nel vivo, spartire (è così in ogni suo disco) un'emozione vissuta. E nell'ansia di comunicare, ecco oltrepassato ogni confine, anche quello in cui qualcuno vorrebbe ancora imprigionata la fantasia del jazz. Di straordinaria varietà sono poi i colori con cui Falzone, cercando organici strumentali non consueti, "dipinge" il mondo e i suoi drammi. Proprio come potevano fare, presi da pari stupore creativo, i maestri dell'arte visuale.
Gian Mario Maletto
BIG FRACTURE
GIOVANNI FALZONE Contemporary Ensemble
Giovanni Falzone - Tromba,
cornetta & Flicorno
Paolo Botti - Viola
Libero Mureddu - Pianoforte
Tito Mangialajo - Contrabbasso
Cristian Calcagnile - Batteria
- for frank
- anomaly suite
- fragment
- big fractury
- cheese
- prow
- pallez
- space
- for frank (2)
- requiem for luca
SOUL NOTE 121378-2
BIG FRACTURE - Contemporary Ensemble
Questo titolo si riferisce alla "Grande Frattura" avvenuta l'11 settembre 2001 a New York fra mondo occidentale e mondo islamico, ma anche a tutte quelle esperienze che in qualche modo "Fratturano" il tuo cammino portandoti in una direzione che forse non ti saresti mai immaginato di prendere. Mi sento particolarmente legato ai brani di questo album proprio perché quasi tutti fanno riferimento a fatti realmente accaduti tra giugno e ottobre 2001 Mi ricordo che fu un desiderio irrefrenabile quello di metterli subito su carta ed arrangiarli per un gruppo, a quel tempo ancora del tutto immaginario ma che già nella mia mente suonava chiaramente!, anche se in quel periodo mi preparavo a registrare altri brani per il mio primo album di esordio "Music For Five".
Ricordo ancora, con grande emozione, quel periodo così pieno di musica, fatti ed esperienze che stavano cambiando il mie percorso di vita.
Uno dei fatti che più mi ha toccato è stata la morte di un mio amico e collega d'orchestra, l'oboista Luca Figaroli, prematuramente scomparso a causa di un incidente automobilistico. Ricordo che un giorno prima della sua morte ero arrivato da Parigi, dove avevo suonato al "Villette Jazz Festival" con la European Big Band diretta da David Murray, ed eravamo rimasti a parlare di questa mia esperienza, e mi colpì molto il modo in cui stava ad ascoltare e poi mi disse: "Jonny tu si che ti diverti quando suoni, ti si legge chiare negli occhi che ti piace quello che fai. Non appena fai un concerto invitami, ho proprio voglia di sentire un po' della tua musica Jazz".
Purtroppo quella fu l'ultima volta che ci parlammo e la sera dopo la tragica fine! Fu una vera e propria tragedia. L'orchestra stava suonando il "Requiem" di Giuseppe Verdi diretto dal Maestro Riccardo Chailly così l'ultimo concerto fu dedicalo alla memoria di Luca.
In queste circostanze è chiaro che qualsiasi cosa dici risulta banale in confronto alla gravità del fatto ma quello che vorrei fare, con questa mia composizione Requiem For Luca, è di rendergli omaggio e di ricordarlo per come era: solare, generoso, aperto, disponibile, e chissà se magari da lassù potrà continuare ad ascoltare la musica che nella sua breve vita gli era stata compagna di viaggio.
Alla fine di tutto penso che la vita ti porti sempre nella direzione che ti era stata assegnata, anche se tu non ne sapevi niente. Strano ma vero!
Music For Five
Giovanni Falzone - Tromba & Flicorno.
Tino Tracanna - Sax
Francesco Pinetti - Vibrafono & Marimba
Tito Mangialajo - Contrabbasso
Ferdinando Faraò - Batteria
- preview
- swipe
- baffle
- by-way
- the mask
- in good faith
- critical point
- quiet
- bluesned
- privè
SPLASC(H) CDH766.2
MUSIC FOR FIVE
Riflessioni a voce alta... "Music For Five" nasce con l'obiettivo di mettere a nudo i miei molteplici interessi ed in particolar modo l'interesse per la musica improvvisata che ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione musicale.
Ho sempre trovato molto interessante il fatto di poter suonare con altri musicisti senza dover attingere per forza da fonti scritte... Questo se vogliamo è solo metà del mio pensiero. L'altra metà si basa sulla musica "organizzata" ossia una musica rigorosamente scritta per tutti gli strumenti del gruppo. Mi piace molto alternare momenti esecutivi con strutture ben definite, a momenti di puro istinto!
Infatti per cercare di far risaltare al massimo questi due momenti molto diversi fra loro abbiamo registrato quasi tutto senza take alternative proprio per non rovinare il fascino e la magia dell'esecuzione... io personalmente preferisco qualche errore ad una musica perfetta ma priva di spontaneità. E poi come diceva Miles l'errore può servire a creare nuove idee... Sono perfettamente d'accordo! E devo dire che ho trovato grande collaborazione anche nei miei colleghi che hanno saputo coniugare diversi momenti musicali senza mai chiedersi troppi perché... un grande Tino Tracanna che con le sue doti umane e musicali sommate all'esperienza, più volte ha fatto da ponte senza mai rinunciare a quei magnifici colori che hanno dato un tocco in più ai brani... Un grazie va sicuramente a tutti i musicisti del quintetto che con la loro professionalità hanno saputo cogliere in pieno il significato di questo mio progetto.
Il quintetto non fa altro che portare avanti un pensiero musicale rigoroso e nello stesso tempo molto libero, fondendo la preparazione accademica di ogni singolo musicista con la fantasia estemporanea. Per quanto riguarda i brani posso solo dire che sono tutti legati ad avvenimenti quotidiani... una sorta di diario musicale.